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Domande retoriche al punto giusto...

Domande retoriche al punto giusto...

Pubblicato 11 giorni fa

Oggi vi sollazzo con un quesito di capitale importanza, di quelli che scuotono le fondamenta della convivenza virtuale: per quale singolare ragione la riservatezza in chat dovrebbe essere considerata sinonimo di superbia?

O, per dirla in termini decisamente meno eleganti, ma forse più aderenti al linguaggio comune: «Ma chi ti credi di essere? Te la tiri come una fighetta di media categoria!»

Ecco, perdonatemi, ma a questo punto confesso di essermi smarrita nei meandri di questa complessa etichetta digitale. (Qui assumo un’espressione lievemente imbarazzata, abbasso lo sguardo e fingo di consultare un immaginario manuale di buone maniere virtuali.)

Mi domando, dunque, se esista un protocollo da osservare, una sorta di vademecum per aspiranti chatter di successo, che prescriva con quale frequenza sia opportuno intervenire, quante confidenze dispensare e quale grado di disinvoltura ostentare affinché la propria condotta non venga erroneamente interpretata come un’inaccettabile manifestazione di alterigia.

Bisogna forse esibire una cordialità costante, elargire confidenze a destra e a manca, spalancare le porte della propria intimità al primo interlocutore di passaggio? Oppure esiste una soglia minima di espansività oltre la quale si viene ammessi, di diritto, nel prestigioso consesso dei bravi frequentatori di chat?

Perché, se così fosse, temo di dover ammettere la mia totale inadeguatezza al ruolo.

Sì, mi dichiaro colpevole: sono riservata, selettiva nelle confidenze e poco incline a svestirmi emotivamente al cospetto di chiunque. Non per alterigia, non per il sottile piacere di sentirmi superiore agli altri, né per alimentare chissà quale aura di mistero; semplicemente, non considero la mia apertura personale un obbligo sociale da assolvere a comando.

La riservatezza, a mio modesto avviso, non è una forma di disprezzo, così come la spontaneità non costituisce necessariamente una virtù universale. Esistono persone che si raccontano con facilità e altre che preferiscono concedere la propria fiducia con gradualità. Nessuna delle due modalità dovrebbe essere elevata a parametro assoluto di simpatia, autenticità o disponibilità relazionale.

Non tutto ciò che è discreto è altezzoso, così come non tutto ciò che è espansivo è sincero.

Talvolta, ciò che viene scambiato per superbia è soltanto prudenza; ciò che viene percepito come freddezza è semplicemente una naturale ritrosia; e ciò che qualcuno interpreta come un atteggiamento snobistico è, molto più banalmente, il desiderio di preservare una parte di sé dalla curiosità indiscriminata altrui.

D’altronde, da quando in qua il diritto di essere riservati si è trasformato in una colpa da espiare pubblicamente?

Pertanto, se esiste davvero un iter da seguire per conseguire l’ambito titolo di buona chatter, vi prego di illustrarmelo con dovizia di particolari: sono pronta a prendere appunti, purché nel programma non sia contemplato l’obbligo di confondere la cordialità con l’intimità e la socialità con la disponibilità incondizionata.

Nel frattempo, continuerò serenamente a essere ciò che sono: una persona che non si concede immediatamente, che osserva prima di aprirsi e che preferisce la qualità delle interazioni alla quantità delle confidenze.

E se tutto questo dovesse ancora apparire a qualcuno come un’esibizione di superbia, pazienza: non posso farmi carico anche delle interpretazioni arbitrarie che gli altri scelgono di attribuire al mio silenzio.

Concludo, dunque, con una domanda che rivolgo ai più esperti del settore: sono davvero tenuta a diventare un libro aperto per dimostrare di non ritenermi superiore a nessuno, oppure posso, con buona pace di tutti, conservare il privilegio di avere qualche pagina ancora chiusa?

Chiedo per una riservata. Naturalmente.

Firmato: L'ombra.

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Commenti

3
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  • CavaliereNero@CavaliereNero11 giorni fa

    Non sei tenuta, tantomeno credo a dare spiegazione. Se nel momento in cui una persona non risponde a un Pvt deve essere ritenuta una fetta di medie fattezze , in chat ne sarebbero diverse....sinceramente adotta il Sistema del "fregancazzo"

  • CavaliereNero@CavaliereNero11 giorni fa

    Era fighetta di medie fattezze errata corrige

  • 50SfumatureDiLibri@ctrl_alt_canc11 giorni fa

    Noie, il problema è che oggi, la gente si ferma all'apparenza, e questo dà la misura della realtà che viviamo. È un " tutto e subito " oppure "il nulla cosmico " Io non ce la faccio così. Io, eh. Poi sulla mancata risposta ad un privato si apre un mondo. Le motivazioni possono essere molteplici. Sta all'intelligenza di ognuno di noi se accettarle o meno. P.S Ho scritto "intelligenza " ma poteva essere benissimo "sensibilità "