Pensieri di sale e sabbia.
Mi ricordo quando, appena aprivo gli occhi, la prima cosa che facevo era controllare se mi avesse scritto. Adesso controllo il meteo.
Del resto, questo agosto sembra non aver ancora deciso da che parte stare: un giorno è piena estate, quello dopo sembra ottobre. E così basta poco per convincersi che una giacca leggera sarà sufficiente, salvo poi pentirsene dopo dieci minuti. Il trench, poi: perfetto contro la pioggia, completamente inutile quando arriva il freddo. Un po’ come certi ragazzi che ci sembravano irresistibili a vent’anni: bellissimi, sì, ma pratici per pochissime occasioni e decisamente scomodi nel resto del tempo.
E soprattutto, attenzione alla tentazione più pericolosa di questo periodo: fare bilanci. Non cedete. Non cediamo. È ancora presto per mettere tutto in ordine, dare un significato alle cose, stabilire cosa è andato bene e cosa no. Meglio cercare le margherite che sono rimaste in piedi, quelle che spuntano ancora qua e là nonostante tutto.
Che la vita non sarebbe stata una lunghissima estate lo abbiamo capito da un pezzo. E sappiamo anche che l’estate, contrariamente a quello che ci hanno promesso, non porta necessariamente felicità, leggerezza e tramonti perfetti. Anzi, pare esista perfino una specie di malinconia da fine estate. [Ci ha fatto uno studio una qualche prestigiosa università americana, naturalmente.]
Intanto lasciamo che passi il vento. Passeranno le nuvole, passerà il buio. E passeranno anche i dubbi, le domande, le cose a cui non sappiamo ancora dare un nome.
Non per sempre, forse. Ma abbastanza a lungo da farci respirare.