Letture e bimbe dai capelli color grano.
«Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti».
Ero poco più di una ragazzina, animata da un’insaziabile passione per la lettura, quando, nell’estate dei miei quattordici anni, decisi di cimentarmi in un piccolo lavoro stagionale. Un’occupazione modesta, un guadagno esiguo, eppure sufficiente a concedermi un lusso che, per me, aveva il sapore di una conquista: entrare in libreria, scegliere un libro e uscirne stringendo al petto il mio piccolo tesoro.
Ricordo ancora la mia intenzione, tanto ingenua quanto risoluta: acquistare il volume più corposo che fosse esposto sugli scaffali. Non mi curai della trama, né possedevo una conoscenza approfondita del suo autore. Di lui avevo letto soltanto Misery, e poco altro sapevo della sua produzione letteraria. Fu il numero delle pagine, più di ogni altra cosa, ad attirare la mia attenzione. Come se la promessa di una storia lunga e articolata fosse, di per sé, una garanzia di meraviglia, lo scelsi senza esitazione e lo portai a casa.
Fu un innamoramento assoluto, dalla prima all’ultima pagina.
L’edizione che acquistai allora recava in copertina l’immagine di un bambino e di una barchetta: un particolare rimasto impresso nella memoria, indissolubilmente legato a quella prima, straordinaria lettura. Con il passare degli anni, tuttavia, tra traslochi e cambiamenti, il libro finì per andare perduto. Eppure, certi legami con le storie che ci hanno segnato non si dissolvono con il tempo; rimangono silenziosi, in attesa di essere ritrovati. Così, un giorno, ho deciso di acquistarlo nuovamente, quasi a voler ricomporre un frammento del mio passato.
Di tanto in tanto torno a sfogliarne le pagine e, ogni volta, mi ritrovo a percorrere sentieri già conosciuti, immersa in atmosfere che conservano intatto il loro fascino. È un ritorno a Derry, nel Maine, ma anche un viaggio più intimo e personale: un modo per riavvicinarmi a quella ragazzina di quattordici anni che, ignara di ciò che l’attendeva, aveva scelto un libro soltanto per la sua mole, senza immaginare che quelle pagine sarebbero diventate un luogo in cui tornare, ancora e ancora.
Perché alcuni libri non si limitano a raccontarci una storia: finiscono per intrecciarsi alla nostra, custodendo ricordi, emozioni e una parte di ciò che siamo stati. E forse è proprio questo il privilegio più grande della lettura: ritrovare, tra le pagine di un libro, non soltanto mondi lontani, ma anche la persona che eravamo quando li abbiamo scoperti per la prima volta.