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Dentro ogni movimento

Pubblicato 3 giorni fa

L’attesa si stende lenta, come una tela di ragno sospesa tra le mura di casa e il respiro fuori dalla finestra, dove il sole si fa caldo ma ancora si ritrae. La pelle si fa vigilante, si tinge di un desiderio antico che non ha bisogno di parole. Quel tocco non arriva subito, e proprio questo ritardo lo rende vivo, palpabile, un’urgenza che si stratifica e si nasconde dentro ogni movimento. Guardo la luce che sfiora le cose attorno, il profilo di una sedia, il bordo di un tavolo, come se fossero testimoni muti di quello che si prepara, di quel contatto che si allunga oltre il tempo e si annida nelle pieghe del corpo. L’attesa si fa materia, una presenza che pesa più del silenzio. Le dita che non toccano ancora, il respiro che si abbassa e si fa lento, ogni istante è un passo più vicino a quel momento che tutti i sensi hanno segnato, già scritto, ma che ancora non si concede. E in quell’attesa c’è una violenza gentile, un’energia compressa che la pelle sente e trattiene come il mare prima della tempesta. Non è solo desiderio, è un rito che si ripete da sempre, una danza invisibile che segue un tempo antico, quello del corpo che sa riconoscere, aspettare, trattenere. E quando finalmente arrivi, tutto si scioglie in un lampo, in un grido muto, in una promessa di possesso e abbandono che nessuno può spezzare.

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