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Forse è domenica

Pubblicato circa 4 ore fa

"Capita così anche a te, al culmine di una felicità di accorgerti che c’era già stata prima e che questo è un ritorno?”Emily Dickinson

E’ per l’odore di acquaragia che si diffonde in un attimo nella stanza: rivedo mio padre che si china verso di me per mostrarmi come unire le mani. Lo fa attraverso le sue, più sporche delle mie, con un gesto semplicissimo: «così». Avvicino i palmi e creo un piccolissimo recipiente, sorride, ne versa un po’. Fuori il cielo ha rubato l’azzurro a una delle mie matite colorate preferite e dalla finestra arriva una luce bianchissima e trasparente che illumina ogni cosa. Risplende dalla cucina il vestito a fiori di mia madre, dei ciclamini così piccoli che non so spiegarmi dove abbiano trovato la forza di fiorire. Forse è domenica, forse ho otto anni, forse in cortile non c’è ancora nessuno con cui poter giocare, fa troppo caldo, o è troppo presto, conto i minuti e i numeri picchiando le dita sulla punta del naso e non ho ancora fatto pace con il sette né con tutti i suoi multipli.


Il sette giugno non avverto nessuna fatica. La primavera resta raccolta dentro le maniche delle magliette tirate sopra i gomiti, e non se ne va. Dalla finestra arriva profumo di glicine bianco e una folata di ricordi che solleva piano la tenda, così nel chiarore sospeso di un pomeriggio di inizio giugno ci siamo noi: gli occhi pieni del riflesso del cielo, il sole caldo sulle ginocchia, le mie mani che si staccano dal manubrio della bicicletta in corsa per afferrare tutta l'aria che c'è, inseguendo quella felicità che pedala veloce davanti a me e poi si volta a ridere. Il ricordo della tua risata è docile. Mi attraversa con la stessa leggerezza delle strade dritte e fiorite di Torino; mi sposta le ciocche di capelli che ricadono sulla fronte, mosse dal desiderio di raggiungerti. E all'improvviso mi sembra di aver perso il fiato: il cuore vorrebbe uscire dal petto e dirti che sei tu. Sei davvero tu, tutte le parole significative che ho attraversato, tutte le destinazioni che ho atteso, le strade ora soleggiate, ora ombrose. Sei il segno e il significato intrinseco di ogni cosa, il senso dei giorni in cui ho taciuto i bisogni, e di quel mio silenzio che, in te, trova sempre una parola.

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