La vita col tuo nome
Un giorno senza avvisare torni. Le stagioni come correnti d’acqua sono fluite nel mio petto senza che il cuore smettesse di battere e tu torni senza avvisare un giorno che l’autunno dimentica di finire e l’inverno impara a fiorire. Gli alberi, i cieli, le nuvole, ogni cosa si prepara, si fa bella per te e per il culmine della tua fulgida epifania. Per te la paura mi accorda il permesso di esistere e tu torni come il coraggio mancato, quelle volte che non sono stata pronta a essere qualcosa di più perché sono sempre stata qualcosa di meno. Torni come la voglia improvvisa, un ritornello, torni sempre in mente come due versi di Neruda, salud, amor, salud por todo lo que cae y lo que florece. Torni come il sole che taglia in due il cortile nelle ore più calde del pomeriggio e mi scopre i polsi, scioglie i nodi, mi lega a te come la barca al molo che si ormeggia e non si fa trascinare ma ferma come la tua mano mantiene la posizione senza farsi spostare dalle onde, dalle correnti o dal vento. Torni e io imparo a chiamare la vita col tuo nome quando non avevo parole per dirlo, quel giorno che il tuo nome mi è finito in ogni parte del corpo fino alla punta delle dita, quel giorno che chiamandomi per nome hai mentovato amore e quelle stesse dita le hai strette forti alle tue. Siamo nati per declinarci al plurale, con questi spigoli che sono giusti per incastrarci, con i nostri nomi incisi nelle fedi. E nel nome del padre che ti ha dato vita, benedico gli occhi e le mani, rendo grazie alla madre che dolce ti ha atteso: tu figlio, tu uomo, tu amore, tu mio.