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Le voci si allontanano

Pubblicato circa 2 ore fa

D'estate c'è un'ora in cui l'acqua torna nei campi. Si sente prima di vederla. Corre nei fossi con un rumore basso, come se avesse fretta soltanto lei. La terra l'aspetta da tutto il giorno. Ha preso il sole senza lamentarsi e ormai non restituisce più nemmeno il calore; lo tiene dentro.

Gli uomini escono tardi. Hanno imparato che col sole alto non si discute. Camminano piano lungo gli argini, spostano una tavola, aprono un varco, aspettano che l'acqua cambi strada. È un lavoro che sembra sempre uguale. Eppure nessuno lo fa distrattamente. Basta poco perché l'acqua vada dove non deve.

Da bambina pensavo che fosse l'acqua a dare vita alla terra. Crescendo ho capito che era la pazienza. L'acqua arriva soltanto alla fine. Prima c'è stata una giornata intera di sole, di polvere, di foglie ferme. Le cose maturano così. In silenzio. Quando finalmente cambia qualcosa, sembra che sia successo all'improvviso. Ma non è vero. Era cominciato molto prima.

Le sere d'agosto hanno quell'odore che non appartiene né al giorno né alla notte. È l'odore della terra quando beve. Se uno ci passa vicino senza fermarsi, sente soltanto umido. Se invece resta lì un poco, gli pare di riconoscere qualcosa che conosce da sempre. Forse tutti veniamo da un odore così.

Poi il buio prende i filari uno dopo l'altro. Le voci si allontanano. L'acqua continua a scorrere anche quando non la si vede più. È strano come certe cose lavorino meglio nel buio. Gli alberi crescono, i frutti prendono sapore, la terra si disseta. Noi, invece, abbiamo sempre bisogno della luce per convincerci che il mondo stia andando avanti.

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