"Ti ho pensato fragile. E per questo ti ho desiderato."
Ti alzi ogni mattina con l’idea che qualcosa debba accadere, ma il corridoio è sempre lo stesso: stretto, tappezzeria verde bottiglia che si stacca negli angoli, odore di polvere stagnante. Nel palazzo di via Merulana 42 nessuno saluta, e tu non saluti nessuno. Ogni voce filtra ovattata attraverso i muri sottili, come se la gente parlasse solo per farsi ignorare.
Lei ti scrive lettere. Non usa email, non manda messaggi. Lettere piegate in quattro, infilate sotto la porta. Inchiostro blu, calligrafia ordinata. Dice che pensa a te quando il tempo si contrae, che immagina il tuo viso riflesso nei vetri del tram 8 mentre attraversa piazza Venezia. Non firma mai. Non ti dice dove si trova.
Tu le rispondi. Con la stessa meticolosità. Scrivi una pagina al giorno, con grafite HB, su fogli a righe comprati in una cartoleria di via Cola di Rienzo. Ma non gliele consegni. Le tieni chiuse in una scatola da scarpe, ordinata per data, sigillata con nastro da pacchi. Scrivere a lei, anche senza recapito, ti dà l’impressione di parlare con il mondo.