Vai al contenuto

La Vendetta

Pubblicato circa 6 ore fa

Si versò del vino mentre l’uomo la guardava appena un paio di metri più distante.

Osservò con attenzione quel rosso espandersi nella trasparenza del cristallo, prendere la forma concava. Completarla.

Ci sono vite in cui due persone non riescono a raggiungere quel perfetto risultato, quell’unione affiatata che c’era in quel momento fra vino e bicchiere. L’uno poggiava, si modellava, sulla forma dell’altro.

-“Bisognerebbe esser liquidi in amore”- pensò. Poi si fermò presa dal dubbio. Chi avrebbe dovuto esser liquido e chi bicchiere? Chi immobile nella propria forma e chi invece avrebbe modellato sull’altro il proprio esistere?

Modellarsi non è forse un segno di debolezza estrema? La rinuncia ad una forma propria, Ad un proprio essere?

Guardò il vino che era stato bottiglia/forma ed ora era bicchiere/forma. Quale forma sarebbe stata la sua definitiva?

Di lì a poco sarebbe stato bocca/forma e poi esofago e poi via via per tutto il suo apparato digerente sarebbe stato scomposto e poi assorbito dal circolo del sangue e tutto il corpo, tutto il suo corpo, avrebbe dato una nuova forma a quel vino.

Nessuno avrebbe mai mangiato il bicchiere, pensò sorridendo, e questo lo preservava dal trasformarsi.

Pensò fra sé se avrebbe preferito esser vino o bicchiere.

Certo la cristallina trasparenza ha un suo chè di purezza, la sua fragilità unita alla sua concreta consistenza donano fascino a quel suo esistere.

Si può ammirare un bel bicchiere magari in controluce.

Esser vino è altra cosa. Lui è il contenuto.

A poco a poco nella sua mente prese vita il pensiero della contrapposizione fra forma e ciò che la forma può contenere, fra l’essere e l’apparire.

Il vino è, il bicchiere appare.

Il vino nasce da lavoro paziente e quanto più amorevole è il lavoro tanto più prezioso il vino diventa.

Nella forma primordiale, silos o botte, germoglia il seme, accolto poi dalla bottiglia e, in quella nuova fase di transizione, dalla forma bicchiere. Ma anche quello rimane un passaggio.

Anche lei si sentiva di passaggio in quella terrazza. Ed anche l’uomo che la guardava e certo non immaginava i suoi pensieri allora, era di passaggio.

Lei nella vita di lui e viceversa. –“No – pensò risoluta – non voglio esser bicchiere. La mia “natura” è vino, senza dubbio”- Sorrise di quel pensiero.

Nel vederla così l’uomo immaginò che lo stesse pensando e si avvicinò. E lei sorrise ancora felice di esser stata fraintesa, di non esser stata colta nell’attimo del racconto di una scelta.

Fra l’essere e l’apparire decisamente preferiva essere.

L’uomo appoggiò la bocca a quella di lei e lei quasi a voler confermare che lui aveva davvero capito quel che lei stava pensando in quel momento, socchiuse le labbra e fece scivolare la propria bocca in quella di lui.

Un brivido le percorse la schiena, ma non era piacere o eccitazione per quel bacio, piuttosto il brivido ancor più intenso di chi comanda il gioco mostrando d’esser liquida, prendendo la forma di lui ma al tempo stesso mantenendo lucida la propria immaginazione ed il pensiero.

Si sentì tremendamente libera in quel bacio che concedeva lasciando all’uomo la soddisfazione d’averla capita appieno. D’averla contenuta.

Più tardi, dentro ad un letto o in qualsiasi altro dove, lui, per appagare la sua natura di cacciatore, l’avrebbe implorata d’esser lei la preda e di chiedergli d’esser presa e posseduta, e lei lo avrebbe chiesto, e magari anche gridato, ma, a guardar bene, per prenderla, lui sarebbe entrato dentro di lei ed allora lei sarebbe stata quella che lo avrebbe davvero contenuto. Preso.

Un nuovo sorriso le animò le labbra pensando che quella sarebbe stata la vera perversione, mostrarsi dominata per appagare il piacere di lui che era solo la buccia di quel momento, mentre invece, nel più profondo, nell’essenza del gesto, sarebbe stata lei a possedere.

Si sentì forte . E tremendamente sola. Sola in quei suoi pensieri che sapeva lui non avrebbe potuto sfiorare né comprendere. Sola con una verità intatta e la certezza di non poterla condividere.

L’uomo che la baciava ed ora con le mani le frugava il corpo, era già diventato un ombra. Domani sarebbe stato un ricordo. Poi un nulla più.

Quell’uomo apparentemente forte, apparentemente forma indeformabile, le appariva ormai così. Bicchiere, si, cristallo, ma perchè trasparente. Ormai invisibile.

Staccò le labbra da quei baci insistiti. Guardò negli occhi l’uomo ormai convinto d’averla espugnata. Maturò così il suo desiderio di distacco. Avrebbe accolto l’uomo in ogni parte del suo corpo egli avrebbe voluto. Si sarebbe mostrata docile, sottomessa fino al punto di fargli credere d’averla domata.

Ma sarebbe stata lei, comunque, a contenere lui. Fino all’alba del giorno dopo, quando lui sarebbe diventato nebbia nella sua vita, nebbia che il sole del mezzo mattino avrebbe già disciolto.

Avvicinò le labbra a quelle di lui e, a mezza voce sussurrò la sua vendetta:-“Scopami”-

Commenti

0
Accedi per commentare
Nessun commento. Sii il primo!