La trilogia della città di K
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[ Ognuno di noi nella vita commette un errore mortale, e quando ce ne rendiamo conto, è già successo l'irreparabile.]
Certe vite sono più tristi del più triste dei libri.
La gente ci dice.
- Figli di una strega! Figli di puttana!
Altri dicono: Imbecilli! Mascalzoni! Mocciosi! Asini! Maiali! Canaglie! Piccoli merdosi! Pendagli da forca! Carogne!
Quando sentiamo queste parole il nostro volto diventa rosso, le orecchie ronzano, gli occhi bruciano, le ginocchia tremano. Non vogliamo più arrossire, né tremare, vogliamo abituarci alle ingiurie e alle parole che feriscono. Ci sistemiamo al tavolo della cucina uno di fronte all’altro e, guardandoci negli occhi, ci diciamo delle parole sempre più atroci.
Uno: Stronzo! Buco di culo!
L’altro: Vaffanculo! Bastardo!
Continuiamo così finché le parole non entrano più nel nostro cervello, non entrano nemmeno più nelle nostre orecchie. Ci esercitiamo in questo modo una mezz’ora circa ogni giorno, poi andiamo a passeggiare nelle strade. Facciamo in modo che la gente ci insulti e constatiamo che finalmente riusciamo a restare indifferenti.
Ma ci sono le parole antiche. Nostra Madre ci diceva:
- Tesori miei! Amori miei! Siete la mia gioia! Miei bimbi adorati!
Quando ci ricordiamo di queste parole, i nostri occhi si riempiono di lacrime. Queste parole dobbiamo dimenticarle, perché adesso nessuno ci dice parole simili e perché il ricordo che ne abbiamo è un peso troppo grosso da portare.
Allora ricominciamo il nostro esercizio in un altro modo: Diciamo:
- Tesori miei! Amori miei! Vi voglio bene…Non vi lascerò mai...
A forza di ripeterle le parole a poco a poco perdono il loro significato e il dolore che portano si attenua.
Ágota Kristóf, da Trilogia della città di K. - Traduzione di Armando Marchi, Virginia Ripa di Meana, Giovanni Bogliolo
Libro che ho appena finito. Libro che ha faticato a prendermi ma che poi, una volta assaporato il nocciolo delle parole mi ha completamente rapita.
Lasciato li, sul comodino per qualche settimana, iniziato e dimenticato per poi leggerlo voracemente in due giorni. Un pugno allo stomaco. Un libro che ti taglia a pezzetti e ti ricompone leggermente diverso da come eri prima di leggerlo... Un libro.
(Di quelli che ricorderai anche a distanza di anni)
Nonostante le frasi corte, il linguaggio è sublima, la trama... Beh, sta qua la genialità dell'autrice ungherese.
La trilogia della città di K di Agota Kristof è una lettura intensa e spiazzante, capace di lasciare il segno. Con uno stile essenziale e tagliente, l'autrice racconta la guerra, la sopravvivenza e la fragilità della verità attraverso una storia ricca di colpi di scena. È un romanzo duro e spesso disturbante, ma proprio per questo profondamente coinvolgente. Il finale invita a rimettere in discussione tutto ciò che si è letto, rendendolo un libro che continua a far riflettere anche dopo l'ultima pagina.
Buona lettura.