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Architettura dei ricordi: perché ci innamoriamo di un pezzo di mondo.

Pubblicato circa 2 mesi fa

Ci sono posti in cui passiamo e posti che decidono di fermarsi dentro di noi. Non è una questione di bellezza oggettiva — o almeno, non solo. È che certi luoghi possiedono una specie di magnetismo segreto. Ci entri da straniero e, senza un motivo apparente, senti che un pezzo della tua storia era già scritto lì, tra l'ombra di un palazzo e il riflesso di un tramonto. Portarsi un luogo nel cuore non è semplice nostalgia; è la consapevolezza che quel pezzo di mondo ha custodito una parte di noi, restituendocela più nitida." Esiste una mappa stradale e poi esiste una mappa emotiva. La seconda non si cura delle attrazioni turistiche, ma di dettagli minuscoli: la luce che tagliava una via a una certa ora, l'odore di salsedine misto a caffè, il suono dei passi su un selciato sconosciuto. E poi tu! Chiuso in un ricordo bellissimo. E poi Firenze, noi, la spensieratezza, il tramonto, un gelato, un sorriso, un bacio, camminare mano nella mano tra quelle vie bellissime. Oggi le nostre strade si sono divise. Ma quando torno a Firenze, non provo dolore. Sento, piuttosto, una strana forma di gratitudine. Le persone passano, cambiano, se ne vanno, ma la bellezza che ti hanno insegnato a vedere resta lì, solida come il marmo di certe facciate.

Commenti

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  • Mr.Code
    Mr.Code@atelierstrategicocirca 2 mesi fa

    mi pare funzioni

  • Dria
    Dria@driacirca un mese fa

    Ci sono città che non custodiscono le persone, ma conservano le loro impronte invisibili. Non trattengono mai chi abbiamo amato, ma la parte migliore di ciò che abbiamo vissuto insieme. Così, mentre il tempo porta via i volti, lascia intatta la luce con cui li abbiamo guardati. Io credo sia per questo che alcuni ritorni non fanno male: ci ricordano che la bellezza condivisa non appartiene al passato, ma continua a vivere dentro il nostro modo di guardare il mondo.