Architettura dei ricordi: perché ci innamoriamo di un pezzo di mondo.
Ci sono posti in cui passiamo e posti che decidono di fermarsi dentro di noi. Non è una questione di bellezza oggettiva — o almeno, non solo. È che certi luoghi possiedono una specie di magnetismo segreto. Ci entri da straniero e, senza un motivo apparente, senti che un pezzo della tua storia era già scritto lì, tra l'ombra di un palazzo e il riflesso di un tramonto. Portarsi un luogo nel cuore non è semplice nostalgia; è la consapevolezza che quel pezzo di mondo ha custodito una parte di noi, restituendocela più nitida." Esiste una mappa stradale e poi esiste una mappa emotiva. La seconda non si cura delle attrazioni turistiche, ma di dettagli minuscoli: la luce che tagliava una via a una certa ora, l'odore di salsedine misto a caffè, il suono dei passi su un selciato sconosciuto. E poi tu! Chiuso in un ricordo bellissimo. E poi Firenze, noi, la spensieratezza, il tramonto, un gelato, un sorriso, un bacio, camminare mano nella mano tra quelle vie bellissime. Oggi le nostre strade si sono divise. Ma quando torno a Firenze, non provo dolore. Sento, piuttosto, una strana forma di gratitudine. Le persone passano, cambiano, se ne vanno, ma la bellezza che ti hanno insegnato a vedere resta lì, solida come il marmo di certe facciate.