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​Il peso delle parole vuote: quando il rumore del mondo diventa troppo forte

Pubblicato circa 3 ore fa

Ci sono giorni in cui il mondo sembra avere il volume decisamente troppo alto. Non parlo dei clacson nel traffico, dei lavori in corso sotto casa o della musica del vicino. Parlo di un rumore molto più sottile, pervasivo e, alla lunga, estenuante: il rumore delle parole. Viviamo in un’epoca che sembra avere il terrore del vuoto. Bisogna riempire ogni secondo, ogni spazio, ogni silenzio. Bisogna commentare tutto, avere un’opinione su tutto, dire la propria sempre e comunque. Nei social, in televisione, al bar, persino nelle chat di lavoro: è un flusso continuo di suoni, dichiarazioni, chiacchiere di circostanza. Un rumore di fondo incessante. E la verità è che, spesso, questo rumore non comunica nulla. Mi capita sempre più spesso di provare una strana sensazione di saturazione. Cammino in mezzo alla gente o ascolto una conversazione e, improvvisamente, le parole perdono il loro significato. Diventano solo una frequenza fastidiosa che mi bombarda la testa. Ci hanno insegnato che parlare significa esprimersi, ma abbiamo dimenticato che la vera comunicazione richiede spazio. Richiede ascolto. Quando tutti parlano contemporaneamente, nessuno sta ascoltando davvero. Le parole smettono di essere ponti tra le persone e diventano solo mattoni che costruiscono un muro di distrazione. Il troppo rumore verbale mi infastidisce perché mi toglie l'aria. Toglie spazio ai pensieri profondi, quelli che hanno bisogno di tempo e di calma per venire a galla. Se la mente è costantemente occupata a digerire le parole degli altri, quando trova il tempo di ascoltare le proprie? Per questo, ultimamente, ho iniziato a fare una cosa che oggi sembra quasi rivoluzionaria: scelgo il silenzio. Ho imparato a non rispondere a ogni provocazione, a non dover per forza riempire i momenti di pausa con frasi fatte, a dire "non lo so" o "ci devo pensare" invece di inventarmi un'opinione sul momento. Ho riscoperto la bellezza di stare con qualcuno e non sentire il bisogno di parlare per forza. Esiste una complicità bellissima nei silenzi condivisi, quelli in cui ci si capisce con uno sguardo, senza la necessità di sporcare l'aria con parole inutili. Il silenzio non è assenza di pensiero, anzi. È il luogo in cui i pensieri trovano finalmente il loro ordine.

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