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L’Anatomia del Padiglione Psichiatrico Digitale: Cronache di chi sputa nel piatto in cui vive 24 ore su 24

Pubblicato circa 2 ore fa

Se c’è una cosa affascinante delle chat, è la straordinaria capacità che hanno di trasformarsi in un palcoscenico di paradossi viventi. Ci passiamo tutti, chi per un saluto veloce, chi per svago. Ma poi ci sono loro: i professionisti del risentimento digitale. Quelli che, a sentirli parlare, frequentano la chat quasi per "carità cristiana" o per un tragico errore del destino, ma che in realtà hanno la residenza fissa sul server. Facciamoci un giro in questo zoo virtuale.

  1. I "Detrattori a Tempo Pieno" (Residenza: 24 ore su 24) Li riconosci subito. Sono quelli che passano sei, dodici, a volte ventiquattro ore consecutivi connessi, ma investono l'80% del loro tempo a spiegare quanto la chat faccia schifo, quanto gli utenti siano tutti "falliti, matti o disperati". La domanda sorge spontanea, quasi biologica: se l'ambiente è così tossico e la gente ti disgusta, cosa ti tiene incollato allo schermo fino a farti sanguinare gli occhi? Sparlare di tutti, denigrare la piattaforma e poi non riuscire a staccarsi dal tasto "invio" non vi rende superiori. Vi rende solo azionisti di maggioranza di quel vuoto che tanto criticate. Spacciare la propria dipendenza per "osservazione antropologica" è il primo segno di una bellissima coda di paglia.
  2. I Martiri del Rullo (Vittime del proprio Ego) Poi ci sono i "Personaggi". Quelli che hanno costruito un alter ego talmente ingombrante da occupare l'intera stanza. Vivono costantemente al centro del rullo, cercano l'attenzione come l'ossigeno, lanciano provocazioni, drammi e dinamiche degne di una soap opera di quart'ordine. Ma il capolavoro dell’assurdo arriva subito dopo: si lamentano di essere al centro dell'attenzione. "Tutti che parlano di me", "Non se ne può più", "Ce l'hanno tutti con me". Piccolo promemoria: se accendi i riflettori, ti vesti da clown e salti sul tavolo, poi non puoi stupirti se la gente ti guarda. Il vittimismo di chi si crea il personaggio e poi soffre per la troppa popolarità da tastiera è una delle forme più sottili (e ridicole) di egocentrismo.
  3. Gli "Aristocratici del Disagio" (I finti intellettuali) Questa è una delle categorie più esilaranti. Sono quelli che si autoproclamano menti superiori, illuminati capitati per caso in mezzo a una manica di disperati. Li vedi lì, a commentare dall'alto del loro piedistallo di cartone, a ridacchiare dei drammi altrui e a etichettare ogni singolo utente come "disagiato", "fallito" o "analfabeta funzionale". Guardano la chat con lo stesso distacco snob con cui si guarderebbe uno zoo di creature bizzarre. Ma c'è un piccolo intoppo logico nella loro narrazione. Se sei così colto, così realizzato, così incredibilmente al di sopra di questa "massa di disperati", come mai il tuo palcoscenico ideale è proprio questa chat? Come mai la tua intelligenza superiore non trova di meglio da fare che elemosinare attenzioni o cercare il confronto proprio con chi disprezzi così tanto? La verità è molto più banale: ridere del presunto disagio altrui è l'unico modo che hanno per anestetizzare il proprio. Hanno bisogno di sentirsi giganti in mezzo ai bambini per nascondere il fatto che, nel mondo reale, nessuno si accorge della loro esistenza. C'è qualcosa di profondamente tenero (e un po' patetico) in chi cerca di darsi un tono da intellettuale mentre digita compulsivamente su una tastiera, cercando disperatamente l'approvazione degli stessi utenti che dichiara di schifare.
  4. Gli Psicologi del "Blocca e Spia" E infine, i re del coraggio digitale: i serial killer del tasto Ignore. Ti bloccano con fare solenne, sbandierando una superiorità morale ed emotiva da premio Oscar. "Con te ho chiuso, non esisti più". Peccato che, cinque minuti dopo, l'ossessione prenda il sopravvento. E allora via alla fiera dei nickname fintizi. Si collegano con l'identità segreta (che puntualmente riconosce anche un bambino di cinque anni dallo stile di scrittura e dai rancori personali) solo per spiare cosa dici, o peggio, per lanciare la frecciatina anonima e provocare. Bloccare qualcuno per poi spiarlo con un fake non è "andare avanti". È firmare una dichiarazione di sottomissione psicologica. Significa che quella persona vi comanda la mente anche da bloccata. In conclusione... La chat è uno specchio ingranditore. Mostra quello che siamo, ma soprattutto quello che vorremmo essere e non riusciamo a diventare nella vita reale. A tutti questi registi del nulla, a questi odiatori dipendenti, a questi finti indifferenti che vivono di spionaggio industriale da tastiera, vorrei fare un augurio: trovate la pace. O, almeno, trovate un briciolo di coerenza. Perché lamentarsi del fango mentre ci si fa un idromassaggio dentro, vi rende solo incredibilmente buffi.

Commenti

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  • Mr.Code
    Mr.Code@atelierstrategicocirca 2 ore fa

    Chi giudica lo specchio spesso dimentica il proprio volto. Nelle stanze del rumore ognuno porta una solitudine diversa: c'è chi la grida, chi la nasconde, chi la deride e c'è chi semplicemente la vive. Forse la vera libertà è attraversare il fango senza diventarlo. Una buona giornata e grazie

  • Vixen
    Vixen@vixencirca un'ora fa

    Grazie a te Age, per aver creato uno spazio dove tutti siamo UNO, NESSUNO E CENTOMILA!