La testa piena
Pubblicato circa un'ora fa
Ci sono giorni in cui la testa non è semplicemente un posto dove nascono i pensieri. Diventa una stanza troppo affollata. Una soffitta in cui si accumula di tutto:
- le cose da fare, rimaste a metà
- le parole che avremmo dovuto dire e non abbiamo mai detto
- quelle che abbiamo detto ma che avremmo fatto meglio a tacere.
- le scadenze, le aspettative degli altri, le nostre stesse proiezioni sul futuro. In questi giorni, la testa fa rumore. Un ronzio di sottofondo che non si spegne mai, nemmeno quando fuori c'è silenzio. E' una sensazione strana. Ci sentiamo pesanti, eppure terribilmente fragili. Come se un solo pensiero in più potesse far crollare tutto il castello. Ci guardiamo allo specchio e gli occhi sembrano stanchi non per mancanza di sonno, ma per eccesso di mondo. Abbiamo accumulato troppa vita, troppi stimoli, troppe risposte da dare a domande che forse non ci appartengono nemmeno. La verità è che ci hanno insegnato a riempire. Fin da piccoli: riempi le caselle, riempi il tempo, riempi il silenzio. Nessuno ci insegna mai l'arte di svuotare. Nessuno ci spiega come fare spazio. A volte avere la testa piena non significa essere ricchi di idee. Significa solo avere nostalgia del vuoto. Di quel vuoto pulito, leggero, che sa di inizio. Come un foglio bianco con il primo tratto di penna, o come l'aria fresca del mattino presto, prima che la città si svegli e cominci a pretendere qualcosa da noi. Oggi vorrei solo questo. Sedermi da qualche parte, posare la testa sul cuscino invisibile e fare un respiro così profondo da portarsi via tutto il superfluo. vorei imparare a dire a me stessa che va bene anche non pensare. Che il mondo continua a girare anche se per un'ora decidi di non governarlo. Lasciare andare i pensieri come foglie su un fiume. Non trattenerli, non analizzarli. Solo, guardarli passare e accorgersi che, sotto tutto quel rumore, noi siamo ancoraa lì. Interi! Leggeri!
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