Lettera al tipo con la barba bianca
Ricordi quando eravamo piccoli e la letterina a Babbo Natale era un esercizio di alta ingegneria dei desideri? Mettevamo in fila cataloghi di giocattoli, cerchiavamo con la penna rossa la pista di macchinine o la bambola parlante, e affidavamo tutto a un pezzo di carta destinato a volare (o a finire misteriosamente sul tavolo della cucina). Crescendo, la casella postale di Rovaniemi sembra aver cambiato indirizzo. O forse siamo noi che abbiamo smesso di credere che qualcuno possa davvero esaudire i nostri pensieri più reconditi. Eppure, a pensarci bene, noi adulti avremmo bisogno di scriverla più che mai, quella lettera. Non per chiedere l'ultimo modello di smartphone o un maglione con le renne, ma per fare i conti con quello che è stato l'anno, con le nostre corse e con i silenzi che abbiamo fatto finta di non sentire. Ecco perché, quest'anno, la mia letterina la scrivo qui, pubblica, nero su bianco. Caro Babbo Natale, ridammi il tempo (quello vero) Non chiedo le 48 ore in più al giorno che tutti sogniamo per smaltire la casella di posta elettronica o la lista delle cose da fare. Quello è tempo sprecato. Quello che vorrei è il tempo a intermittenza, il lusso di potermi annoiare senza sentirmi in colpa. Quel tempo immobile in cui guardi fuori dalla finestra e i pensieri, invece di rincorrersi per una scadenza, finalmente rallentano e trovano casa. Se riesci a incastrarne un po' tra una slitta e l'altra, te ne sarei grata. Una fornitura illimitata di "No" coraggiosi Ci hanno insegnato che dire sempre di sì è sintomo di educazione, di efficienza, di amore verso gli altri. La verità è che spesso è solo paura. Paura di deludere, di non essere all'altezza, di rimanere esclusi. Quest'anno vorrei imparare l'arte terapeutica del "No" gentile ma fermo. Quello pronunciato senza accampare scuse inverosimili, senza sentirsi in dovere di giustificare ogni respiro. Un "no" detto agli altri per dire un "sì" grande così a me stesso. Il coraggio di svuotare lo zaino Si parte sempre con grandi propositi a gennaio: zaino in spalla, scarponi nuovi, mappa alla mano. Poi, mese dopo mese, accumuliamo pesi inutili. Rancori sbiaditi, aspettative altrui che non ci appartengono, sensi di colpa per traguardi non raggiunti, relazioni che pesano come macigni ma che teniamo lì "per abitudine". Se nel tuo sacco magico hai spazio, portami via il superfluo emotivo. Voglio arrivare a fine anno con lo spazio necessario per accogliere le cose belle, quelle che adesso faticano a entrare perché sono bloccate dal ciarpame del passato. Più meraviglia, meno certezze Viviamo nell'epoca in cui sappiamo tutto di tutti, in cui ogni risposta è a un tap di distanza. Eppure ci sentiamo più persi che mai. Vorrei chiederti un briciolo di meraviglia infantile, quella capacità di stupirsi per una stupidaggine, di guardare un cielo stellato senza pensare alla bolletta della luce, di innamorarsi di un dettaglio minuscolo e dimenticarsi per un attimo di avere tutto sotto controllo. Le certezze irrigidiscono; la meraviglia, invece, salva. Ecco, Babbo Natale. La mia lista quest'anno è questa. Niente pacchetti lucidi sotto l'albero, ma un po' di spazio per respirare meglio. Forse tu non esisti davvero, o forse esisti esattamente sotto forma di queste piccole prese di coscienza che facciamo quando ci fermiamo un attimo a riflettere. E va bene così. Ora la domanda passa a te, che stai leggendo dietro lo schermo: se potessi esprimere un solo desiderio (non materiale) per il tuo prossimo anno, cosa scriveresti in cima alla tua lettera? Chissà, magari qualcuno lassù (o quaggiù) prenderà appunti.