Tra le pieghe del vento
Ci sono serate in cui l’aria cambia ritmo, il caldo concede una tregua e un vento leggero si infila tra i pensieri, scompigliandoli quel tanto che basta per farli partire. Stasera il vento tira forte e io sto bene, di quel benessere strano e sottile che non chiede permesso. È in momenti come questo che la mente smette di ancorarsi al presente e sceglie di volare altrove. Vola verso una direzione ben precisa, verso qualcuno di cui non posso parlare apertamente, ma che si riflette in ogni dettaglio che taccio. Ci sono presenze che non si possono nominare a voce alta. Vivono negli spazi bianchi tra una frase e l'altra, nelle metafore che uso per coprire le tracce, in quei dettagli così sottili che solo chi sa leggere tra le righe potrebbe mai cogliere. È un gioco di ombre e sfumature: dire senza dire, custodire un pensiero proteggendolo dal rumore del mondo. Forse il bello di certe connessioni sta proprio qui. Non servono nomi, tag o storie condivise alla vista di tutti. Basta una serata qualunque, una brezza che rinfresca la pelle e la consapevolezza che, da qualche parte tra le pieghe di questo vento, quel pensiero ti raggiunge comunque. Anche se resta scritto solo a metà. Anche se resta solo nostro.