Sogni di Eternit
Avrei sempre voluto un palco, cirscoscritto e pochi posti in sala, di quelli che son sempre stati lettori accaniti, andare dove ho voluto essere. Un parquet esausto, un leggio, il pubblico, le mie parole e quelle altrui. Scrivo per questo, forse.
(Giorni strani, as usual. La notte se non dormo vado a fare benzina, resto a guardare le luci dei distributori, così bianche e le scie di chi passa. Chissà cosa faranno, dove vanno. Una storia che finisce o un’altra che ricomincia. Il cerchio delle cose).
Siamo sempre noi il problema, un’amica m i diceva questo, mi chiedeva dunque quale fosse la novità o il cruccio. Non voleva convincermi, solo dirmi che se ho costruito qualcosa e qualcuno mi ascolta, un palco tanto vale continuare a volerlo. A volte non funziona, ma magari altre sì. Esserci anche solo per un momento.
(Una volta mi piaceva scrivere in aereo, sembrava che tutto venisse meglio. Una volta sembrava che la vita fosse più vera).
Scrivi e basta, il resto passa e va. L’ho sentito da qualcuno, non ricordo chi, eppure ho buona memoria. Forse ero io.
(In mezzo a mille persone, se piovesse, il tuo nome)